(da www. repubblica.it)
Mezz'ora al servizio di Berlusconi. In rapida sequenza, prima al Tg1 e poi a Radio Londra, due interventi partigiani per minimizzare i guai del premier. "Lui è un eroe, i magistrati dei ragazzotti". "Perché dovrebbe dimettersi proprio ora?". E scattano le proteste. Il presidente Garimberti: "Opinioni che non impegnano la Rai"
ROMA - E' tornata in azione la Squadra Delta. Tra le 20 e le 20.30 la speciale "formazione" giornalistica al servizio di Silvio Berlusconi ha sferrato questa sera un micidiale uno-due dagli schermi di Rai Uno nel tentativo di minimizzare i guai politici e d'immagine del presidente del Consiglio. Ad aprire il fuoco è stato il direttore del Tg1 Augusto Minzolini con un imbarazzante editoriale a difesa del premier.
"Perché il premier dovrebbe farsi da parte ora che non c'è stata alcuna scissione nella maggioranza, una maggioranza che ha il merito di aver varato manovra di dimensioni gigantesche per salvare il paese?", ha ammonito il responsabile del telegiornale dell'ammiraglia Rai. "In fondo - ha proseguito - ci sarebbe un'unica ragione per disfarsi di questo governo: proprio il diktat della magistratura che non lo vuole e il giudizio della grande stampa a cui non è mai piaciuto. Considerazioni ragionevoli per alcuni ma a mio avviso per nulla convincenti e che hanno ben poco a che fare con le regole della democrazia. Anche perché, con l'opposizione alle prese con i suoi problemi, non si vede all'orizzonte una maggioranza alternativa che possa varare qualsiasi manovra in una situazione di emergenza. E questa è una considerazione razionale di non poco conto".
Ricordando la fallita mozione di sfiducia dello scorso dicembre, Minzolini ha insistito: "Non si vede perché dovrebbe cadere oggi, sulla scia di intercettazioni che ledono pesantemente la privacy di Berlusconi per iniziative processuali in cui premier non solo non è indagato come a Bari, ma è addirittura parte lesa come a Napoli".
Meno brutalmente diretto, ma forse persino più spericolato, il messaggio recitato da Giuliano Ferrara subito dopo la sigla di chiusura del Tg1 nella sua "Radio Londra". Anche in questo caso una difesa spudorata del presidente del Consiglio, tanto giudiziaria quanto politica, condita da inesattezze e battute denigratorie sui magistrati inquirenti e apparente equidistanza. Non c'è malcostume e ricattabilità che tenga: per il direttore del Foglio Berlusconi è senza mezzi termini "un eroe" (affermazione temerariamente ripetuta più volte) e come tale la sua unica colpa è quella di non essersi scusato con gli italiani per alcuni dettagli. "Maneggiare troppi contanti, parlare con un telefonino peruviano" e "anche nei comportamenti che riguardano il pubblico, come nell'uso degli aerei di stato e delle raccomandazioni", l'unica cosa che si può imputare al premier è un po' do "sciatteria". Ma una volta fatta ammenda - è il ragionamento di Ferrara - Berlusconi potrebbe finalmente attaccare e spiegare che "il vero scandalo è nelle intercettazioni", e che "la mia vita privata viene usata strumentalmente per abbattere la mia funzione pubblica"."La base del contrattacco - ha proseguito Radio Londra - non può essere che quella di presentarsi dai magistrati. Altro che Palazzo Chigi, deve andare a Napoli dai giudici, da questi ragazzotti in cerca di protagonisti. Che c'entra con il ricatto, il fatto che amici insistenti ti spillano quattrini. Deve dire 'Io sono generoso, aiuto gli amici, trovate un reato in questo?'".
La clamorosa doppietta non è passata naturalmente inosservata né all'opposizione, né ai vertici della Rai. "Fermo restando il diritto di ogni direttore di fare editoriali o commenti, magari senza eccedere in termini di frequenza, l'opinione espressa stasera dal direttore del Tg1 Augusto Minzolini è strettamente personale e non impegna in alcun modo la Rai", si è precipitato a precisare il presidente Paolo Garimberti.
(19 settembre 2011)
martedì 20 settembre 2011
Rai Uno scatenata, da Minzolini a Ferrara
martedì 13 settembre 2011
Le camicie brune di Saya a Genova
Polemiche per la nuova provocazione del leader dell'Msi-Destra Nazionale, che ha convocato un'adunata della sua milizia neonazista nel capoluogo ligure per il 24 e 25 settembre. Saya a PeaceReporter: "Solo una riunione in luogo privato"
"L'incontro di Genova – ha dichiarato Saya a PeaceReporter – non sarà una manifestazione pubblica, nessuna sfilata di camicie brune. Sarà una riunione politica che avrà luogo in un luogo privato, che non comunichiamo per ovvie ragioni di ordine pubblico. Perché se si sapesse e quelli dei centri sociali si scatenano poi magari ci va di mezzo qualche povero agente o ci scappa addirittura il morto. La scelta di Genova, poi, non vuole essere assolutamente provocatoria: abbiamo deciso di incontrarci lì semplicemente perché ci saranno diversi dirigenti del Partito Nazionalista provenienti da Liguria e Piemonte. Non capisco perché montare tutto questo caso, quando nessuno ha battuto ciglio per la nostra riunione di luglio alla Camera dei deputati, ospiti dell'onorevole Scilipoti. Tra l'altro a Genova forse ci sarà pure lui".
Ci sono poi le bellicose dichiarazioni dei centri sociali, che suscitano timori per l'ordine pubblico: "Non tollereremo assolutamente provocazioni di questo genere", ha dichiarato Matteo Jade, portavoce del centro sociale genovese Zapata. "In questo momento dobbiamo pensare alle cose serie e stare tutti uniti. Mentre questi signori fomentano solo divisioni e odio razziale. Se sarà necessario, indiremo a Genova una manifestazione nazionale di tutti i centri sociali», dice di Matteo Jade, portavoce del centro sociale genovese Zapata.
Il pensiero corre inevitabilmente alla rivolta antifascista di Genova del 1960.
Negli anni scorsi Gaetano Saya è stato già indagato dalla Procura di Milano: sia in relazione alla costituzione della 'Guardia Nazionale Italiana' che alla precedente polizia parallela del 'Dipartimento studi strategici antiterrorismo' (Dssa), per cui è brevemente finito anche dietro le sbarre.
Nonostante questo, Saya continua a mostrarsi in uniformi paranaziste e a svolgere propaganda politica razzista, golpista e liberticida. Come l'ultimo videoappello di agosto, in cui si presenta come leader delle "legioni per la sicurezza e la difesa della patria: associazione di carattere militare che persegue anche, indirettamente, scopi politici", rivolgendo un'appello a tutte le forze armate perché aderiscano al Partito Nazionalista al fine di instaurare un "governo autoritario" che sappia "ripulire l'Italia dai non-italiani".
Certamente folklorismo di cattivo gusto, ma comunque anticostituzionale e potenzialmente pericoloso.
Enrico Piovesana
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