lunedì 19 ottobre 2009
I SOCIALISTI PER UNA SINISTRA NUOVA, DEMOCRATICA E RIFORMISTA
(Roberto Biscardini)
Tutti coloro che del 1994 ad oggi hanno creduto giusto e coerente dare continuità al Partito Socialista e ad un’organizzazione autonoma dei socialisti italiani, nonostante le mille difficoltà incontrate a livello nazionale e locale, non rinunceranno a continuare su questa strada proprio oggi, in un momento in cui le condizioni peggiori potrebbero essere alle nostre spalle. Anche per queste ragioni, il PSI non ha al suo orizzonte né la prospettiva di scioglimento, né men che meno quella di una confluenza in altre formazioni politiche.
A livello nazionale la prospettiva politica per i socialisti non è esaurita, cosi come è viva a livello europeo e internazionale.
L’obiettivo che i socialisti si sono sempre assegnati di costruire in Italia una sinistra nuova, democratica e riformista, era giusta quando la sinistra era a maggioranza comunista, lo è ora di fronte ad una sinistra debole, non socialista, poco riformista e sostanzialmente giustizialista. Ma uno spazio si sta aprendo.
Siamo probabilmente alla fine di un ciclo politico, il ciclo della seconda Repubblica. I segnali sono molti, e in primo luogo è evidente la crisi del quadro politico-costituzionale di riferimento. Siamo di fatto entrati in una nuova fase costituente.
In un recente seminario di Mondoperaio, la rivista del Partito, è emersa una valutazione politica che abbiamo fatta nostra.
Il referendum del 21 giugno ha segnato anche simbolicamente la fine della seconda Repubblica, chiudendo un ciclo cominciato con un altro referendum, quello del 1991. Le promesse del movimento referendario sono state in gran parte disattese. Non è diventato più diretto il rapporto fra eletti ed elettori. Non si è realizzato un autentico bipolarismo. La governabilità non è migliorata nonostante i premi di maggioranza e gli altri accorgimenti di ingegneria elettorale. Il sistema dei partiti si è semplificato male e non sempre in forme convincenti. Non si è realizzato un equilibrio più stabile fra i poteri dello Stato. Ed il ceto politico viene ormai identificato soltanto come una casta costosa e adesso persino impresentabile. Siamo entrati in una nuova fase anti partitocratrica. E i partiti che dovevano sostituire quelli vecchi, per ragioni diverse, hanno fallito.
La cosiddetta democrazia dell’alternanza non è sostanzialmente esistita: in questi ultimi quindici anni ha di fatto governato sempre e solo Berlusconi. La vittoria del centrosinistra nel 1996 fu dovuta alla mancata alleanza della Lega col centrodestra, e la risicata vittoria dello stesso schieramento nel 2006 ha dimostrato immediatamente la sua debolezza numerica e politica.
Con la fine del ciclo della seconda Repubblica si va esaurendo così non solo il ciclo della destra, ma anche il ciclo della sinistra. Siamo tutti pressoché uguali ai nastri di partenza e il processo di fondazione di una forza di sinistra democratica si ripropone in modo del tutto nuovo e si intreccia con la necessità di dare vita ad un nuovo sistema politico.
La prospettiva politica per i socialisti non si è esaurita neppure a livello locale. Se la carenza di una politica riformista e socialista è evidente nelle politiche nazionali, ancora più evidente lo è a livello locale, dove l’esigenza di governare con competenza, con senso di responsabilità, senza arroganza e logiche di potere chiuse e persino padronali (esaltata dalla elezione diretta di sindaci e presidenti di provincia e di regione) è sotto gli occhi di tutti nelle grandi come nelle piccole città.
Certo il partito socialista si è indebolito per il profondo cambiamento del quadro politico nazionale, ma anche quando ha smesso di essere fortemente rappresentato sul territorio. Quando si sono pian piano chiuse molte delle sue sezioni e soprattutto non si è più stati in grado di eleggere rappresentanti nelle istituzioni locali: in molte regioni, in molte province, nei comuni grandi e piccoli e nelle circoscrizioni di quartiere.
Nel passato il socialismo si è espresso nel modo migliore attraverso l’azione di moltissimi bravi amministratori, che hanno costruito le metropolitane, i centri per anziani, gli asili e le case popolari che tuttora permettono a molte persone con redditi bassi di condurre una vita dignitosa. Oggi, una forza che si dice socialista non può prescindere dall’obiettivo di avere nelle istituzioni bravi amministratori riformisti e militanti sul territorio.
Puntare ad aumentare la nostra presenza nelle istituzioni locali non è utile per chissà quali ragioni di potere, ma è invece assolutamente necessario per consentire al partito di tenere vivo sul territorio il legame con i cittadini.
Se questa è l’analisi e questa è la realtà.
Occorre riprendere una forte e incisiva politica nazionale partendo la questo dato: la crisi socialista è interna alla crisi della sinistra; la crisi della sinistra è interna alla crisi del sistema politico- repubblicano; la crisi del sistema politico-repubblicano è interna alla crisi ideologica della Carta Costituzionale.
Occorre riprendere una forte iniziativa a livello locale.
Dobbiamo lavorare con intelligenza perché aumentino il numero degli iscritti, perché il partito possa rafforzarsi nei territori, per intercettare quella grande area di bisogno sociale che dobbiamo ritornare a rappresentare anche nelle istituzioni.
Riscoprire dal basso l’Italia dei ceti produttivi sempre più in difficoltà. Riscoprire l’Italia del lavoro sempre meno garantito. Dei meriti e delle povertà, delle sofferenze e delle solitudini. Riscoprire l’Italia multietnica come nuova realtà da governare. Battersi per garantire diritti di libertà negati.
Attraverso un rinnovato impegno politico per riprendere un contatto proficuo e diffuso con il mondo delle associazioni, del volontariato, della cooperazione rientrando in contatto con i cittadini ovunque sia possibile e con i problemi articolati e differenziati degli individui. Un nuovo lavoro nel sociale, quelli che siamo, quanti siamo.
L’obiettivo è il nostro rilancio, il nostro risveglio, la nostra autorevole ripresa di spazio politico, al di là delle alleanze e delle intese che a livello locale si potranno o si dovranno fare, per potere ritornare ad essere interlocutori della politica, per contribuire di nuovo a rinnovare il paese.
giovedì 17 settembre 2009
Nota del Partito Socialista sul Fondo comunale straordinario anticrisi
I Socialisti accolgono con viva soddisfazione questo provvedimento della giunta che, seppure ancora nella fase di indirizzo, va nella direzione auspicata da noi fin dai primi tempi del confronto tra i partiti del centro sinistra risalenti all’inizio dell’anno 2009, e che inspiegabilmente era stato accantonato dagli alleati, ritenendolo non pertinente e non di competenza della amministrazione comunale, cosa che i fatti successivi hanno ora dimostrato essere non vera.
Soddisfazione dettata dalla consapevolezza che i morsi della crisi economica, in atto da diversi mesi, hanno colpito anche nella nostra comunità, soprattutto quelle famiglie che già incontravano difficoltà a gestire i loro bilanci ed i loro risparmi a causa del caro-vita e di una generalizzata diminuzione del potere d’acquisto.
In questa situazione, l’intervento diretto di una amministrazione democratica come la nostra era doveroso e necessario, pur all’interno di un quadro istituzionale più ampio e nei limiti di bilancio e di competenze.
Avevamo ritenuto di presentare una mozione in merito per sollecitare questo Consiglio Comunale e questa Amministrazione a farsi carico realmente di questa problematica evitando inutili (e tardivi rispetto al momento di discussione da noi proposto in sede di campagna elettorale) e personalistici interventi a mezzo stampa (ci riferiamo con ciò ad una dichiarazione del coordinatore del PD). Abbiamo però deciso di ritirare la mozione presentata e già protocollata, che prevedeva di impegnare l’Amministrazione in misure urgenti, contingenti ma anche strutturali per affrontare un momento ritenuto unanimemente molto più che difficoltoso.
La nostra decisione è stata motivata dalla volontà di arrivare a dare risposte concrete ai cittadini santarcangiolesi, rinunciando ad una visibilità del Partito Socialista, che avrebbe potuto, e non senza ragione, avocare la paternità di tale iniziativa, per sottolineare e rimarcare la necessità di un forte spirito di collaborazione tra le forze politiche (di maggioranza ma anche di opposizione) per traguardare provvedimenti con indubbio impatto e contenuto sociale.
Offriamo rispetto e chiediamo rispetto pronti a lavorare per il Bene Comune.
Tornando al merito, ciò che più conta, quello che scaturirà dovrà essere per noi Socialisti un provvedimento oltre che straordinario il più possibile mirato, cercando di restringere al massimo la platea dei beneficiari, per non andare ad inficiarne il significato e il senso, tenuto conto anche dell’entità della cifra di 100.000 euro messa a disposizione.
Trattandosi di una delibera di indirizzo seguiremo con attenzione, il proseguo del provvedimento nelle sue varie fasi,
a partire dalla scelta dei criteri di individuazione dei destinatari, fino al tipo di interventi, che secondo noi devono contemplare tra l’altro, quelli a sostegno degli studenti (e quindi delle famiglie) sotto forma di contributi alle spese di trasporto, acquisto libri, tasse universitarie.
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